Le interviste del Mercoledì

Intervista ad Angela Terzani

“C’è un rinnovamento sotterraneo e questa sera ne è un esempio: persone che decidono di non stare davanti alla televisione ma di incontrarsi, confrontarsi, leggere. C’è una grande ricerca di morale di cui nessun giornale parla. Ora il rinnovamento è a un livello sotterraneo ma sono convinta che si sta preparando ad uscire”

 

Mi capita spesso, quando leggo un libro, di entrare nella storia dei personaggi,  nei fatti raccontati. Subito cresce il desiderio di incontrare i protagonisti e i luoghi, di ascoltare i suoni e annusare i profumi  così vividamente descritti nel testo . Mi piacerebbe stringere la mano e fare due parole con lo scrittore che ha dato vita alla storia che sto leggendo.

Quanto volte ho pensato che anch’io ci sarei voluto essere in quel momento. Sogni di bambino: avere la macchina del tempo per andare là, dove si dice che si sia fatta la storia. Penso ai fatti recenti  che hanno segnato il nostro ultimo pezzettino di secolo, e l’inizio del nuovo: la caduta del muro di Berlino, il ponte di Mostar abbattuto, l’assedio di Sarajevo, l’11 settembre, l’elezione di Obama.
E’ un pensiero frequente, soprattutto quando chi scrive affronta temi che sento vicini, importanti.

Tutto scorre, prendo atto che spesso non è possibile far coincidere i sogni con la realtà,  fino al giorno in cui ho la fortuna  di incontrare una persona che  aveva un istinto speciale, che sentiva la storia e sapeva quando doveva prendere e partire, per esserci. Incontro Tiziano Terzani.

Lo incontro attraverso il racconto della moglie che ho la fortuna di intervistare in una sera che porta con sé ancora qualcosa dell’inverno ma fa intuire la primavera imminente. E’ il 17 marzo 2010. Intervisto Angela Terzani Staude, moglie di Tiziano Terzani. Presentiamo alla platea “Fantasmi”. La serata è scandita dalla lettura di passaggi significativi del testo.

Parlo, faccio  domande, ascolto la persona che ha condiviso tutto della vita di Terzani, invisibile   agli occhi dei lettori, presenza forte per lo scrittore. La sua metà. L’incontro cammina, e minuto dopo minuto mi accorgo che avviene qualcosa di bello: incontro e conosco due persone.  Chiudo gli occhi e sento la passione con cui Angela Terzani racconta Tiziano. Sento la condivisione di una vita, i sogni sognati insieme, il legame con i figli e l’Asia di Tiziano, le paure e le frustrazioni provate rispetto ad un mondo che è cieco e sordo alle grandi questioni. Incontro Tiziano con lo sguardo di Angela, ed è una esperienza unica. Ma accade qualcosa in più:  Angela si apre e si racconta. Svela  i suoi sogni, le sue paure e le sue passioni.  Sento il calore e la profondità di una donna, anch’essa scrittrice, serena e mite,  che ha scelto di stare accanto ad una persona non facile per la vita che aveva scelto di fare. Un’esperienza unica, ricca, gratificante.

Le mie domande si insinuano spinte dal desiderio di sapere  qualcosa che non trovi nei libri. Angela sente il clima bello e familiare della serata. Racconta e si racconta. Vedo i suoi occhi che brillano: ha voglia di raccontare ai presenti che la vita va vissuta con profondità. Sento forte il valore della presenza vera reale. Angela è lì. Presente, vera. Così come Tiziano. Non fantasmi, ma persone vere.

 Luigi Ricci

Intervista del 17 Marzo 2010

Luigi Ricci: Stasera abbiamo l’occasione di poter parlare con la moglie di un grande testimone del nostro tempo e l’obiettivo di stasera sarà quello di approfittare della presenza di Angela per cercare in punta di piedi e con dolcezza, di provare a scoprire quello che è stata la vita di Terzani. Perché credo che la cosa più bella di chi ha lasciato un patrimonio come il suo, sia quello di farne tesoro e tradurlo nel nostro tempo.

Questa sera presentiamo il libro “Fantasmi” un libro che Angela ha pubblicato dopo la morte di Tiziano e che ha al centro la storia recente di un paese, la Cambogia, che è stato molto importante. Chiedo subito ad Angela se rispetto a quello che è successo in questi ultimi anni ha avuto l’occasione di poter ritornare in Cambogia o in Asia.

Angela Terzani: Non sono ritornata in Cambogia ma ho avuto modo di sentirne parlare, perché sono venuti dei cambogiani a cercarmi. Cambogiani che hanno avuto una storia terribile, che sono stati perseguitati, che sono sopravvissuti per caso. Una donna in particolare che è stata sposata con un italiano e si è salvata. Sono persone che hanno subito dei gravi traumi durante il regime  comunista dei khmer rossi, erano comunisti fanatici, completamente fuori di testa. Volevano costruire l’ “uomo nuovo” per cui hanno ucciso tutti gli uomini vecchi: hanno distrutto famiglie, hanno ucciso i padri, le madri le hanno mandate da un’altra parte, i bambini sono rimasti soli e si sono aggirati per le giungle, nutrendosi di vipere, uccelli. Sono sopravvissuti per tre anni e mezzo, miracolosamente. Una di queste donne, che oramai aveva quaranta anni, è riuscita a fuggire dalla Cambogia, è andata in Thailandia e da lì poi a Parigi ed ha scritto un bel libro. Un italiano si è messo sulle sue tracce, è andato a Parigi per conoscerla, voleva conoscere una donna che è riuscita a salvarsi da una situazione così terribile e poi l’ha sposata. Questa donna mi ha cercato perché Tiziano tornando in Cambogia nel 1979, è stato davvero il primo ad essere tornato nel paese dopo che questi assassini avevano perso il potere, lui camminava letteralmente sugli scheletri di tutti quelli che sono stati massacrati. Era un paese di sei milioni di cui forse tre sono stati uccisi, o sono morti di fame o di malattie. Lui sentiva questi cumuli di morti sotto i piedi ed è stata una delle esperienze più drammatiche di tutta la sua vita. Durante questo viaggio ha conosciuto questa donna che parlava francese, e Tiziano l’ha riaccompagnata nella sua città natale da dove era scappata per colpa delle repressioni del regime. Lui se l’è caricata in macchina, nascondendola e dopo ha scritto un resoconto di questo viaggio e ha fatto il nome di questa donna dicendo che l’aveva riportata a Phnom Penh, ed i parenti della donna, che ormai vivevano all’estero hanno saputo che lei era ancora viva.
La donna che mi è venuta a cercare a Orsigna era la sorella. E’ stata una cosa emozionante, abbiamo pianto e c’era tanta gratitudine. Attraverso di lei ho avuto la conferma di come sono andate le cose; il racconto diretto di una persona sopravvissuta. E’ così orribile quello che hanno fatto, queste uccisioni…è un punto in cui uno si chiede “ma l’uomo  che possibilità ha?”.
Io sono tedesca, quindi non è che devo tanto meravigliarmi perché anche i tedeschi sono stati bravi ad essere mostruosi. Uno si chiede come sia possibile eppure continua a succedere per una qualsiasi strana idea del potere o una visione o una vendetta, gli uomini diventano terrificanti. Non si può dire che siano i tedeschi o i cambogiani, io ho vissuto molti anni in Asia e devo dire che anche gli inglesi sono stati capaci di estreme brutalità, solo sono stati un po’ più furbi a non farlo sapere. In Africa, in Asia, in India. Anche gli americani hanno sterminato i nativi americani. Uno a volte prova paura per quello che è l’uomo e per quello di cui l’uomo è stato capace. Tiziano diceva che questo paese deve essere lasciato in pace, ritrovarsi, ripensare: Non può immediatamente essere riorganizzato dalle Nazioni Unite con elezioni, macchine, soldi ed inevitabilmente bordelli. Ha bisogno di pace” e invece questa pace non gli è stata concessa.

Luigi Ricci: Nel tuo libro c’è un brano che dà proprio il quadro di una famiglia del 1972 che, precaria, lascia l’Italia per provare a seguire un sogno. Questo mi ha fatto venire in mente la situazione di tanti giovani di oggi, che magari per situazioni diverse rispetto a quel periodo, non hanno un lavoro fisso e spesso lasciano il proprio paese per cercare qualcosa altrove.

Cos’è che a un certo punto spinge una donna, una moglie, madre di due figli piccoli, a lasciare l’Italia e ad andare in un luogo veramente distante?

Angela Terzani: Non ho mai avuto esitazione a seguirlo perché Tiziano era un uomo con un progetto, era un uomo che aveva voglia di combinare qualcosa nella sua vita. Aveva cominciato lavorando all’Olivetti e soffriva terribilmente ogni giorno, pensando di aver sbagliato tutto. Non voleva vendere macchine da scrivere, voleva usarle per scrivere. E’ riuscito, pur venendo da una famiglia semplicissima, con impegno a studiare le lingue, a 22 anni ne sapeva già tre, inglese, francese e tedesco. Si è dato molto da fare per coltivarsi.

Non trovando un giornale italiano che lo mandasse in Asia ha iniziato a bussare alle porte di vari giornali in Inghilterra, Francia e Germania, dove, alla fine, ha trovato “Der Spiegel” un giornale di sinistra, esuberante che lo ha preso. Al tempo Tiziano parlava anche il cinese e si vedeva che era uno ardito, determinato e loro, che al tempo non avevano nemmeno un giornalista in tutta l’Asia, si chiesero perché non approfittarne, visto che oltretutto ci sarebbe andato a proprie spese. Infatti, pagammo noi il viaggio, usando i nostri risparmi e siamo finiti a Singapore con i nostri due bambini piccoli, che avevano un anno e due anni e mezzo.

Non mi sono mai posta il problema perché se una sposa un uomo così o gli va dietro o lo saluta perché uno così non aspetta, prende e va. Dopo, poi, ci abbiamo pensato e ci siamo detti di essere due pazzi ma non è stata una decisione grande e complicata. L’occasione era fantastica e siamo andati.

Luigi Ricci: Voi sapevate che Firenze sarebbe stata la vostra base oppure quando siete partiti non sapevate niente del vostro futuro? Firenze poteva esserci, ma poteva anche non esserci?

Angela Terzani: Firenze era la nostra base. Questa è la grande differenza con chi che se ne va dal proprio paese perché non ha più da mangiare o ci sono le guerre e non può tornare indietro. Noi eravamo viaggiatori; siamo partiti con questa grande curiosità verso il mondo ma sapendo che le nostre radici erano a Firenze. E anche questo è un aspetto importante perché Tiziano diceva sempre che se uno prende e se ne va così dal proprio paese diventa solo un vagabondo, quello è in realtà un modo di perdersi, difficilmente ne nasce qualcosa di costruttivo, anche se chi fa quella scelta è apparentemente felice e sereno perché si sente libero, senza obblighi. Tiziano, invece, è partito con un grande senso di responsabilità verso l’Italia che gli aveva dato tanto, verso Firenze perché era un fiorentino orgogliosissimo, e questo gli ha dato l’idea di dover anche dare qualcosa in cambio, non soltanto approfittare della fortuna di essere nato in una delle città più belle del mondo.

Noi siamo partiti in questa avventura, sapendo che se fosse andata male avevamo la nostra base a cui tornare. Questa sicurezza fa la grande differenza tra il vagabondo e l’esploratore.

Luigi Ricci: In un suo articolo ad un certo punto Tiziano scrive “Capire è bene, ma la cosa fondamentale è sentire”. Mi viene in mente la letteratura di viaggio che accompagnava sempre Tiziano, mi viene in mente lui stesso che aveva deciso di partire, essere cronista sul posto tanto che si trovava in Unione Sovietica nel momento del golpe contro Gorbaciov, e decise di partire per un viaggio alla scoperta di quel paese per cercare di capire questo impero che stava crollando.

Oggi ci sono tanti giornalisti che scrivono i propri articoli dalle stanze d’albergo, magari guardando dalla telecamera ciò che accade fuori, senza scendere in strada. Cercando di capire ma non sentendo.

Se Tiziano fosse qui oggi e dovesse partire per un posto per raccontarlo, dove andrebbe?

Angela Terzani: Lui è morto nel 2004 e nel 2003 diceva che se avesse avuto ancora tempo sarebbe partito per fare un viaggio lungo l’Italia perché non la conosciamo bene. Non sappiamo di tutte le sue realtà, sappiamo ciò che scrivono i quotidiani e sono tutti disastri ma un paese non è così, non è solo così. Lui voleva capire il sottofondo e forse si sarebbe messo, zaino in spalla, a percorrere il nostro paese. Lui seguiva il proprio istinto, non aveva mai un itinerario fisso.

Un altro progetto molto serio, forse più concreto di questo, era andare negli Stati Uniti. Bisogna pensare che nel 2002 quando aveva quest’idea ed aveva appena scritto “Lettere contro la guerra” era da poco successo l’attentato alle Torri Gemelle, Bush era presidente di un paese che era stato sempre un paese democratico, libero e accogliente. Tiziano era rimasto scioccato dalla violenza americana venuta fuori con Bush e con questa guerra dichiarata all’Afghanistan e poi all’Iraq e lui voleva capire come era in verità questa America che tutto ad un tratto, sotto la sua superficie democratica e civile, si era mostrata così brutale, primitiva ed ignorante nei confronti della storia e delle culture di paesi come l’Afghanistan.

L’Afghanistan è stata la tomba del colonialismo inglese, è un paese che non si vince è tutto montagne e gli afgani sono guerrieri veri. Tiziano diceva di avere il bisogno di capire chi sono questi americani. L’America oggi ha un po’ perso la sua aggressività per la concorrenza di paesi come la Cina, l’India e l’Asia in generale, che è davvero partita alla riscossa, e Tiziano voleva conoscere quest’America complicatissima, ferita in se stessa perché si rende conto di non essere più l’ unica grande potenza al mondo, che ha una concorrenza terribile, che non produce più. Questo paese forse è pericoloso perché è diventato così insicuro.

Se fosse andato in America Tiziano avrebbe fatto il proprio dovere, non avrebbe seguito il suo più grande interesse, che in fondo è rimasto sempre in Asia.

Nonostante il suo risentimento contro la Cina che lo ha espulso dopo quattro o cinque anni vissuti là perché dicevano che era un controrivoluzionario ma in realtà è perché stava capendo troppo, oggi non avrebbe esitato a tornare a vedere cosa sta succedendo in Cina, l’unico paese con cui tutti dovremo fare i conti.

Luigi Ricci: 27 gennaio 1945 l’Armata Rossa entra nel campo di Auschwitz-Birkenau; Cambogia 1979; Rwanda 1994; eccidio di Srebrenica 1996. Mi vengono in mente questi episodi della storia e mi viene in mente il mondo che nel 1948 attraverso la Convenzione dei Diritti dell’Uomo dice “mai più” e purtroppo, invece, la storia si ripete con una crudeltà infinita, come tu ci ricordavi all’inizio della Cambogia. Dove metà della popolazione viene sterminata per volere di Pol Pot, che ha studiato alla Sorbona di Parigi, nell’indifferenza della comunità internazionale, come è accaduto anche nei casi dei paesi citati precedentemente. Veramente è ineluttabile la storia? E’ la stessa domanda che si pone anche Tiziano davanti ai templi di Angkor, nei cui bassorilievi vede rappresentate queste scene.

Perché tutto questo, soprattutto in un paese così ricco di spiritualità, in cui i monaci sono una parte così importante ed in cui le persone sentono in modo così forte la spiritualità?

Angela Terzani: E’ una grande domanda. Nel caso specifico della Cambogia, un paese in cui sono arrivata per la prima volta nel 1972. C’era il re, c’erano i monaci ovunque, sentivi tintinnare i campanelli, l’agricoltura era meravigliosa, era una grande risaia. Era stata colonizzata dai francesi, che furono scacciati dall’Indocina (Vietnam, Laos e Cambogia) con la battaglia di Dien Bien Phu vinta dai vietnamiti.

Nei paesi colonizzati c’è l’uomo bianco e c’è il popolo che viene trattato più o meno decentemente, nel senso che i francesi e gli inglesi all’epoca esportavano ancora i loro sistemi di governo: c’era il Parlamento, c’era il potere giudiziario che dava una sorta di giustizia. Davano anche qualcosa, non prendevano soltanto, Mettevano questi paesi sulla via della modernità però li sfruttavano enormemente. Poi c’era questa umiliazione terrificante dell’uomo bianco che era diverso. Io l’ho sentito subito. Siamo arrivati in Asia nel 1972 e la gente ci faceva sentire superiori: il modo in cui ci guardavano, il modo in cui ci trattavano era come dirci “Voi siete superiori, siete quelli che comandano”. E’ brutto, perché uno poi ci entra in quel ruolo, ne approfitta anche a non volere.

La guerra in Vietnam si è espansa alla Cambogia; i comunisti che facevano la guerra agli americani in Vietnam hanno fatto la guerra anche in Cambogia contro il re ed hanno vinto. Nel 1975 in Cambogia, in Laos e Vietnam i comunisti sono andati al potere.

Questi comunisti sono anche loro un retaggio dell’uomo bianco perché come ricordavi tu, il capo dei comunisti cambogiani, Pol Pot, un mostro efferato, ha studiato alla Sorbona di Parigi. Marx non era certo cambogiano. Si è formato un odio nei confronti dei bianchi e delle classi tradizionali al potere, che si erano mantenuti a galla perché si erano alleati con l’uomo bianco, facendo una specie di sodalizio in base al quale loro servivano i bianchi, ma i bianchi li avrebbero avvantaggiati. Tutto questo nei paesi dell’Asia è dovuto al nostro colonialismo; si crea l’odio e l’odio degenera perché nel caso di Pol Pot e dei comunisti cambogiani, questi non se la sono rifatta con gli americani o i francesi, ma con gli stessi cambogiani

Luigi Ricci: Tiziano scrive nell’ultimo articolo del libro “Seminare dei ricordi. Nel mio ruolo di padre non ho fatto altro. Ai figli non ho mai pensato di poter insegnare granché ma fin dall’inizio della loro presenza in casa ho sentito che attraverso alcune esperienze indimenticabili potevo mettere nella loro memoria i semi di una grandezza con la cui grandezza vorrei che vivessero.”

C’ è ancora spazio oggi per raccontare ai figli, per entusiasmarli?

Angela Terzani: Noi non siamo nel periodo più brutto della storia del mondo e questo dobbiamo dircelo. Se abbiamo l’impressione a volte di vivere in una dittatura è un po’ colpa nostra se la tolleriamo perché abbiamo ancora tutti i diritti e tutte le libertà per difenderci.

Gli esempi belli non mancano mai, quello che manca sono forse i giornali che ne scrivono. C’è un rinnovamento sotterraneo e questa sera ne è un esempio: persone che decidono di non stare davanti alla televisione ma di incontrarsi, confrontarsi, leggere. C’è una grande ricerca di morale di cui nessun giornale parla. Ora il rinnovamento è a un livello sotterraneo ma sono convinta che si sta preparando ad uscire.

Tiziano ci teneva molto a dare ai figli la misura della grandezza. Ascoltare musica, leggere una poesia ti dà la misura di quello di cui possiamo essere capaci. Questa è l’importanza di rimanere attenti al bello e al grande e non perdersi nella disperazione di ciò che non va.

Pubblico: Come ha vissuto lei il tempo in cui siete stati separati?

Angela Terzani: Ero abituata a periodi in cui Tiziano partiva per un viaggio ed era anche un tempo in cui ognuno si ricaricava per conto proprio, che non credo sia male in nessuna coppia; stare sempre insieme non penso che sia salutare, almeno non lo era nel nostro caso. Tiziano diceva “grandi assenze, grandi presenze”. Nel caso della malattia lui ha detto di aver bisogno di questo tempo, in cui nessuno lo guardasse con occhi preoccupati, tristi, perché si sarebbe sentito responsabile della tristezza altrui. Aveva bisogno, in questo ultimo periodo della sua vita, di avere del tempo per sé e visto che questo era ciò che chiedeva, questo è ciò che io ho fatto volentieri.

C’erano le email, il fax ed eravamo molto in contatto ma lui lì ci stava benissimo e non faceva che ringraziare per questo periodo in cui io mi prendevo le responsabilità che prima erano state sue e così gli ho potuto dare l’unica cosa di cui aveva veramente bisogno. Aveva bisogno di esplorare il fatto che la morte faccia parte della vita, che al giorno segue la notte, che alla tristezza segue la felicità e che forse non saremmo così tanto felici se prima non fossimo stati anche tristi. Questa era, tra le tante cose apprese in Asia, forse l’insegnamento più grande. Non abbiamo solo il diritto a stare bene, abbiamo anche quello a stare male.

Luigi Ricci: Il 23 marzo 1985 Tiziano scrive per “Repubblica” un articolo sulla Cambogia. Racconta che nel 1975 profughi cambogiani iniziano ad arrivare in Thailandia ed a raccontare le atrocità subite. I profughi riportano che i khmer rossi oltre alle radio, alle immagini religiose, alle suppellettili distruggevano tutte le pentole e gli utensili che trovavano nelle case. Questo allo scopo di frantumare i nuclei familiari, impedire che nei piccoli gruppi si potesse cospirare, obbligando tutti a mangiare nella grande mensa comune.

Tiziano comprese che i racconti dei profughi erano dettagli di un grandioso piano dell’orrore che i khmer rossi ed i loro protettori cinesi stavano mettendo in atto.

All’inizio ci hai raccontato che la vostra generazione ha creduto molto nel Vietnam, nella Cambogia durante la guerra in Vietnam ma poi ha dovuto fare i conti con racconti come questo. A chi è nato dopo il 1989 come racconteresti quel desiderio di giustizia che la vostra generazione ha avuto e come quel desiderio di giustizia può trovare oggi cittadinanza?

Angela Terzani: Dopo gli orrori del nazismo e del fascismo, forti di Costituzioni democratiche, scritte da uomini che portavano un’idea di giustizia e ne facevano la base della vita della nazione stessa, ci siamo detti che era giunto il momento di essere tutti più giusti.

In Italia c’era una sinistra forte che è riuscita a far riconoscere tanti diritti e ad ottenere tante conquiste.

Quando noi eravamo giovani il Terzo Mondo era ancora colonizzato e credevamo nel diritto dei colonizzati a difendersi, ma come abbiamo visto già con la Rivoluzione Francese, chi va al potere diventa un assassino. Questo, però, non toglie la bellezza all’ideale.

Tiziano nel 1985 scrive un articolo, conosciuto con il titolo “C’eravamo sbagliati”: c’eravamo sbagliati a credere che questi regimi rivoluzionari, una volta andati al potere, potessero fare un mondo più giusto. In questo c’eravamo sbagliati, ma non nel credere in un ideale sociale più giusto. L’idea del socialismo è bellissima, solo che l’uomo non è capace di pensare generosamente, una volta che ha il potere vuole tutto per sé. Le grandi aberrazioni di Mao o di Stalin sono tutte dovute a lotte per il potere e per non perderlo. Per questo Tiziano alla fine della sua vita ha detto che l’unica vera rivoluzione che possiamo fare è quella dentro di noi, per cercare di diventare un po’ migliori.

 

Pubblico: Qual era il rapporto di Tiziano con la religione?

Angela Terzani: Proveniva da una famiglia cattolica ma lui non lo era. Recentemente ho parlato con un monaco buddista di Pomaia (Pisa) che mi diceva che Tiziano ha introdotto in Italia la possibilità di una spiritualità laica. Noi non abbiamo mai pensato che uno possa essere religioso senza essere cattolico, protestante, buddista; pensiamo che o credi in una religione o sei materialista. Non è vero, c’è la possibilità di porsi la domanda del mistero del mondo senza credere ad una religione. Dare un nome a Dio è un modo di travestire un enigma. Rendersi conto che il mondo ha un mistero, che non è tutto spiegabile. C’è un punto in cui inizia un mistero che non ci spieghiamo. Questo mistero, che poi è la religiosità, senza darle un nome specifico, ma è il senso del religioso lo sentiva forte. Soprattutto alla fine della sua vita.

La definizione migliore è quella della spiritualità laica, senza un nome, senza un’immagine, un’etichetta, ma la stessa domanda che si pongono tutti i religiosi. E’ una filosofia di vita, è riconoscere il mistero, che a noi non piace perché siamo sicuri di poter calcolare tutto. Però quando succede qualcosa che non è risolvibile né con la medicina, né con la tecnologia o la scienza non ce la facciamo, perdiamo l’orientamento e lui a questo punto diceva che dobbiamo riconoscere che c’è un mistero, anche nelle nostre vite, e questo lui lo accettava come risposta in sé. C’è un mistero e dobbiamo accettarlo.

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